Concerto per Pino Veneziano, no alle mafie e ai palazzinari. Lunedì 10 agosto a Selinunte
Con il viso solcato dal sole, Pino Veneziano cantava le sue canzoni d’amore e di protesta, accompagnandosi con la chitarra, che decise di imparare a suonare proprio perché sentiva l’esigenza di raccontare. Raccontare la bellezza della natura e dell’amore, ma anche dell’Italia degli anni Settanta, quella della corruzione e delle stragi. Pino Veneziano però non aveva l’ossessione di diventare famoso. I suoi fans erano gli avventori del Lido Azzurro di Selinunte, sulla costa sud del Trapanese, che ascoltavano le sue canzoni, rapiti dal suo raccontare. Tra questi anche Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè, che lo volle come spalla nel suo primo concerto in Sicilia.
Oggi è l’associazione che porta il suo nome a mantenere vivo il ricordo di questo carismatico cantastorie attraverso il “Premio Pino Veneziano” che, giunto quest’anno alla sua sesta edizione, verrà conferito a Roy Paci, ai Sud Sound System e all’archeologo Vincenzo Tusa. L’appuntamento è per il 10 agosto alle ore 21.30, nel Parco Archeologico di Selinunte, dove Etta Scollo, Roy Paci ed altri si esibiranno in concerto, sullo sfondo dei templi.
L’associazione Pino Veneziano per l’occasione lancia un appello, “Di questa terra facciamone un giardino”, per la salvaguardia e il rispetto del territorio di Selinunte e della sua borgata, minacciato dall’incuria e dalle speculazioni che spesso Veneziano denunciava nelle sue canzoni. Il testo dell’appello è diretto, senza quei giri di parole fatti per accontentare tutti. Riporta alcuni stralci delle canzoni di Pino Veneziano e parla di una Selinunte che, “offesa dal tentativo di cementificazione incombente, reclama il diritto a essere quel che è: un’oasi di pace e di cultura. Una Selinunte che potrebbe diventare coro, se unita alle altre voci della Sicilia che ne difendono il territorio violato dalle mafie e dai palazzinari”. Un testo distante dalle solite autocelebrazioni acritiche e campanilistiche del territorio, un appello che guarda ad una realtà oggettivamente minacciata, auspicandone la difesa e la vera valorizzazione. Un appello che ha convinto i più grandi nomi del panorama artistico, culturale e giornalistico italiano, da Andrea Camilleri a Giuseppe Tornatore, da Leo Gullotta a Corrado Stajano, da Arnaldo Pomodoro a Marco Travaglio, che lo hanno condiviso e sottoscritto. Coloro che volessero leggerlo per intero e sottoscriverlo, inserendo anche eventuali commenti, possono cliccare QUI
Come diceva Pino Veneziano, “Vulemu tuttu chiddu chi facemu! Vulemu tuttu chiddu ch’è nostru! Lu vostru? Vi lu lassamu! Tantu è nenti!”.
(“Vogliamo tutto quello che facciamo! Vogliamo tutto quello che è nostro! Il Vostro? Ve lo lasciamo! Tanto è niente!”)
Venerdì, 7 Agosto 2009 |
















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